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Dimitri from Paris
Bio Dimitri from Paris
Dj & Producer
La musica è sempre stata espressione di sé stessi, del proprio lifestyle, spesso trasgressivo e fuori dalle righe. Agli artisti si chiede di essere persone fuori dal comune, votate alla ricerca dell'eccesso, per distinguerli dalla gente comune. Ma l'artista può ribellarsi, può plasmare il suo pubblico e piegarlo al suo volere
Dimitri Yerasimos nasce ad Istanbul ad Ottobre del 1963, La musica è sempre stata espressione di sé stessi, del proprio lifestyle, spesso trasgressivo e fuori dalle righe. Agli artisti si chiede di essere persone fuori dal comune, votate alla ricerca dell'eccesso, per distinguerli dalla gente comune. Ma l'artista può ribellarsi, può plasmare il suo pubblico e piegarlo al suo volere. Ci riescono in pochi, ci vuole personalità. E poi ci sono quelli che cercano e trovano il compromesso. Quelli che un po' si adeguano e un po' si impongono. E' tra questi ultimi che possiamo includere Dimitri From Paris.
Dimitri è un personaggio affascinante, un miscuglio di culture ed etnie differenti, che ha trovato la sua strada nell'alta moda e nei raffinati salotti del mondo che conta, affermandosi a livello planetario come uno dei nomi più grandi della gloriosa scuola del French Touch. Lui, transalpino solamente d'adozione. Come indica il nome esotico, Dimitri (cognome ignoto) è originario dell'Egeo, regione turca, ma si sposta nella ville lumiere a tre anni, per restarci definitivamente.
Entra nel mondo della musica alla fine degli anni Ottanta, abbozzando ritmi funk e creando remix di successi francesi nel tempo libero che gli concede la sua attività a French Radio 7. Ma è la notte il suo territorio, e inizia a farsi conoscere, acquisendo esperienza nei locali. Qualcosa, tuttavia, non lo convince a livello sonoro… per sua stessa ammissione, il funk 80 che sta proponendo deprime ogni sua fidanzata. Così, Dimitri decide di cercare una strada più personale, trova vecchi dischi della tradizione francese degli anni 50 e 60 e li campiona con jingle dal sapore antico, affogandoli in una patina di house leggera di sua creazione. Ritmi retrò delicati sottofondi che strizzano l'occhiolino al bel mondo. Il suo lavoro si sposta sulle passerelle, Chanel gli chiede dei brani originali per le sue sfilate nella prima metà degli anni 90.
E' un lavoro sotterraneo, coltivato con cura da Dimitri nei ritagli di tempo.
Poi, nel 1996, si decide a dare sfogo a tutta la sua opera di mixing accumulato nei saloni della moda, dando alle stampe il suo primo album, Sacrebleu, massima espressione di questo gioco tra vecchi slogan d'oltralpe, carillon anni 30 e abbozzi jazzati di una chill-out di nuovo tipo.
Tra il Cafè del Mar e Jacques Brel, prende corpo un album favoloso e divertente, che si realizza in suoni morbidi e vellutati, internazionali. Alcuni brani si mantengono su coordinate più prettamente house, come "Free Ton Style", altri invece riprendono totalmente gli stilemi degli chansonnier di un tempo, trasportandoli alla fine del nuovo millennio ("Un Woman's Paradise").
E' un disco globale, Sacrebleu, perché spazia dai ritmi tropicali ("Une Very Stilish Fille", "Le Ryhtme et la Cadence", "Sacre Francaise") ad alcune citazioni di trip-hop ("Reveries", diversi interludi), ma mantenendo sempre quel gusto squisitamente transalpino per i ritmi soffici e chic, eppure vigorosi nel loro incedere. Musica d'alta classe, mood raffinati, che si respirano a pieni polmoni nei brani-clou dell'album, come la famosissima "Souvenirs De Paris", e nelle voci da crooner da crociera che compaiono qua e là a sorpresa, accoglienti come l'usciere di un casinò.
Si tratta di una delle pagine più importanti del nuovo corso della musica francese, nascita e diffusione planetaria di una scena che contempla ogni tipo di sonorità vicina al chill-out, ma in cui il disc-jockey ci mette le sue origini, il suo tocco, il suo French Touch. Nazionalismo imperante, ma mai invasivo, che va affermato a tutti i livelli. D'ora in poi, Dimitri "from Paris", piazza una bella marsigliese alla fine dell'album, aggiungendoci il campione cinematografico "Ah, Paris c'est la toujours Paris!". Ci manca solo la bandierina tricolore.
L'anno dopo Dimitri si cimenta nel primo dei tanti mix album che lo vedono protagonista. Viene così ad affermarsi anche come disc-jockey grazie a una delle migliori selezioni della sua carriera, spostata decisamente su suoni più house, mettendo un po' da parte i francesismi chill-out che erano stati protagonisti nel suo album d'esordio. Mounsier Dimitri's De-Luxe House Of Funk si apre infatti cercando un compromesso, ovvero con un remix ben più ritmato di uno dei singoli di maggior successo estratti da Sacrebleu, "Free Ton Style", e continua con brani di Bob Sinclar, Teddy G, e soprattutto un remix molto particolare di "Isobel" di Bjork, dove Dimitri stravolge la versione originale della chanteuse islandese trasformandola in un brano tribal-house, reso visionario e sognante dalla voce del folletto di Reykjavik.
Il parigino comincia a essere richiesto da un certo tipo di clientela, ed eccolo curare le selezioni musicali delle sfilate d'alta moda. Dior, Fendi, Lagerfeld, Jean Paul Gaultier, Yves Saint-Laurent. E' sempre là, tra cocktail-party e donne bellissime. Quasi logica l'associazione del nostro alle feste organizzate da Hugh Hefner, padre padrone della rivista Playboy, che contatta Dimitri per i suoi party. Immerso fino al collo nel suo ambiente naturale fatto di locali di tendenza e vestiti di classe, il francese dà il meglio di sé. Il risultato è una selezione esaltante, preparata per una serata memorabile e immortalata in un nuovo album, A Night At The Playboy Mansion, dove fanno capolino, incastonati alla perfezione tra i consueti ritmi house-tropicali, anche la disco degli anni 70 e il suo revival ("Down To Love Town"). I suoni continuano il loro processo di svecchiamento, e guardano ora al Brasile ("Outro Lugar"), ora alle notti di Tokyo, culto segreto di Dimitri, appassionato della cultura orientale.
Grazie a "Playboy Mansion", Dimitri diviene una celebrità, uno dei nomi più importanti della scuola francese di fine 90, l'esponente lounge-house di una scena che vede il successo di St. Germain, Daft Punk, Air, Llorca, Etienne De Crecy, Cassius, Les Rhythmes Digitales.
Non di rilievo Disco Forever (interessante forse solo la copertina!) del 2000, incentrato sempre sulla riscoperta dei suoni tipici degli anni 70, mentre è ambizioso il progetto che il disc-jockey pubblica due anni dopo: una doppia compilation, che prende ispirazione ancora dai set tenuti da Dimitri nella tana delle conigliette. In After The Playboy Mansion troviamo una tracklist più movimentata, adatta alle danze a cui ci ha abituato, e un'altra più orientata verso il chill, l'ideale per degli happy hour da aperitivo. Il risultato è anche in questo caso molto soddisfacente, la qualità media dei brani è altissima, e si va dai remix decisamente rivolti alla hard-house di Danny Tenaglia e Tiefschwarz fino al fantastico happening jazz di Llorca e la sua "Indigo Blues". Una selezione per tutti i gusti, insomma, e sembra proprio che il mondo di Playboy non riesca a distrarre Dimitri dalla sua attività di ricerca sonora e di cura certosina dei dettagli. "Ho circa quindicimila dischi, ma quando sono con la mia donna non ascolto mai roba di lavoro. Vado pazzo per Burt Bacharach e Henry Mancini", dichiara il parigino con quel sorrisetto da dongiovanni.
Nel 2003 Dimitri torna con un nuovo album di inediti, a sette anni da Sacrebleu. Da allora, il suono del disc-jockey è stato fortemente influenzato dalla già citata passione per il Giappone e per la musica di qualità di cui nel Sol Levante c'è una gran fame. Il fermento della scena nipponica spinge Dimitri a incentrare Cruising Attitude su ritmi molto raffinati e leggeri, pescando a piene mani nei successi evergreen e rileggendoli in chiave lounge. L'album è un concept sul volo, specificatamente su quello da Parigi a Tokyo: melodie dolcissime dal paese dei fiori di loto, in cui Dimitri ha stretto parecchie amicizie, che ritroviamo nelle session di registrazione. Sembra di ascoltare il primo David Sylvian, quando ci imbattiamo in "Okinawa Love", dove appare anche l'eco di "The Girl From Ipanema". Dal sapore degli occhi a mandorla anche la smielata "Merumo", ma trovano terreno fertile anche i consueti tropicalismi e sigle di cartoni animati.
Cruising Attitude è un album che di house ha davvero poco, come dimostrano le collaborazioni con l'ensemble di chill-jazz Pink Martini, oppure con vocalist di maniera come Victor Davies.
Cavalcando l'onda del successo, Dimitri non riesce più a fermarsi, spostandosi nuovamente nel territorio delle compilation deep house. Importante è in questo settore la collaborazione con Joey Negro, altro selector molto ricercato della scena house tropicale. Il 2004 è un anno che lo vede in giro per le migliori discoteche del pianeta (ma continua a mantenersi su un livello di circa 60 set all'anno, relativamente pochi) a proporre il suo menù. Spostatosi definitivamente su coordinate più ritmate, viene chiamato dalla prestigiosa etichetta Defected a curare il nuovo volume (triplo) di In The House. Progetto un po' pretenzioso e difficile da mandare giù in un solo boccone, per una collana in evidente declino di idee e nomi. Il nostro intuisce il cambio di vento e si aggrappa all'emergente SuSu e alla nuova compilation Southport Weekender. Dopo Joey Negro, i Blaze, Miguel Migs, Dimitri è l'artista su cui scommette la label. La sua selezione ritorna su un vecchio pallino del francese, la disco anni 70 e i suoi giri di basso spensierati. Non è un lavoro particolarmente entusiasmante, ma valorizza un brano passato un po' in secondo piano. "Corps a Corps" di Claude Monnet è forse il singolo che Dimitri voleva scrivere da sempre, con quella voce così profondamente sensuale e dal fascino retrò immersa in un ritmo house trascinante. Immaginatevi Audrey Hepburn a bordo di una Maserati che scorrazza sulle curve della Costa Smeralda con il foulard che le avvolge il viso…
Ogni compilation di Dimitri ha un suo tratto particolare, e così Super Disco Friends (doppia selezione in compagnia di DJ Muro) è un'ideale sintesi tra il funk, il soul e la disco. Un po' un ritorno alle origini e alle vecchie passioni del parigino. Un brano dopo l'altro, questo mix album frizzante e retrò si rivela forse tra i migliori di Dimitri dai tempi di Playboy Mansion. Dai suoni vellutati e sensuali è la tripla In The House Of Love, equilibrato mix tra deep house e chill-out. Amanda Lear avrebbe trovato qui il suo "cocktail d'amore".
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